Tasse e salari: in Italia si paga di più e si guadagna di meno. L’allarme di FEDITALIMPRESE

È il momento di passare dalle parole ai fatti

L’Italia continua a distinguersi in Europa per un primato negativo: una pressione fiscale tra le più alte e retribuzioni tra le più basse. In Italia la pressione fiscale cresce più che altrove, il nostro Paese continua a caricare su imprese e lavoratori un peso fiscale superiore rispetto agli altri principali Paesi di riferimento.

Una situazione che FEDITALIMPRESE – Federazione Imprese Italiane – denuncia da anni, evidenziando una contraddizione ormai strutturale del sistema italiano: le imprese pagano di più e i lavoratori guadagnano meno, mentre lo Stato continua ad aumentare il prelievo senza restituire competitività, servizi efficienti o reali opportunità di crescita.

«In Italia non solo la pressione fiscale è più alta rispetto a tanti altri paesi europei, ma le retribuzioni nette sono sensibilmente più basse», dichiara Gianluca Micalizzi, Presidente nazionale di FEDITALIMPRESE. «È un’anomalia che penalizza tutti: le imprese, che sostengono costi elevatissimi, e i lavoratori, che vedono ridotto il proprio potere d’acquisto».

Secondo FEDITALIMPRESE, il nodo centrale è rappresentato dal cuneo fiscale e contributivo, che continua a sottrarre risorse sia alle aziende sia ai dipendenti. In Italia, a fronte di un costo del lavoro spesso paragonabile a quello di altri Paesi europei, il salario netto percepito dai lavoratori resta più basso, alimentando una perdita di competitività, consumi deboli e una crescente fuga di competenze verso l’estero.

«Non è accettabile che il lavoro in Italia continui a essere tassato più che altrove e pagato meno», prosegue Micalizzi. «Questo sistema non è sostenibile: frena gli investimenti, scoraggia l’occupazione e spinge i giovani e i professionisti a cercare migliori condizioni fuori dal Paese».

FEDITALIMPRESE ribadisce quindi la necessità di un intervento strutturale e coraggioso: riduzione reale della pressione fiscale, abbattimento del cuneo fiscale, semplificazione normativa e una politica economica che rimetta impresa e lavoro al centro, superando una logica emergenziale che dura da decenni.

«Se non si cambia rotta, continueremo ad avere imprese più deboli e lavoratori più poveri, mentre gli altri Paesi crescono», conclude Micalizzi. «È il momento di passare dalle parole ai fatti».

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