SARACINESCHE COME LAPIDI: L’ECONOMIA DI PROSSIMITÀ È AL COLLASSO. FEDITALIMPRESE: «BASTA ANNUNCI, LA CITTÀ STA MORENDO»

BASTA ANNUNCI, LA CITTÀ STA MORENDO

Il commercio di prossimità e l’artigianato a Siracusa non sono più in crisi: sono in una fase di agonia irreversibile. Quello che era il cuore pulsante dell’economia locale, fatto di botteghe storiche e maestranze uniche, si sta trasformando in un deserto sociale. Ogni saracinesca che si abbassa è un pezzo di storia che sparisce e una luce che si spegne per la sicurezza e la vivibilità dei nostri quartieri.

Costi di gestione insostenibili, calo dei consumi e la concorrenza spietata dei colossi dell’e-commerce stanno schiacciando i piccoli imprenditori, lasciati soli a combattere contro una pressione fiscale soffocante e una burocrazia che sembra progettata per uccidere l’iniziativa privata.

Come Feditalimprese, raccogliamo quotidianamente le preoccupazioni di imprenditori e artigiani che non chiedono assistenzialismo, ma condizioni eque per poter competere e sopravvivere. Ogni negozio che chiude non rappresenta solo un’attività in meno, ma un pezzo di città che si spegne, un servizio che viene a mancare e un posto di lavoro perso.

Il nodo del ricambio generazionale

Il tema del ricambio generazionale rappresenta oggi una delle principali criticità. Sempre meno giovani scelgono il commercio e l’artigianato, percepiti come settori privi di prospettive. Un segnale allarmante che richiede politiche serie di formazione, incentivi e accompagnamento all’impresa, per restituire attrattività e dignità a mestieri fondamentali per l’identità del territorio.

Feditalimprese è convinta che il commercio di vicinato e l’artigianato non siano il passato, ma una risorsa strategica per il futuro di Siracusa, soprattutto se collegati al turismo, alla valorizzazione dei prodotti locali e all’identità culturale della città.

«Il commercio di prossimità e l’artigianato stanno pagando un prezzo altissimo a una crisi che dura da anni e che oggi rischia di diventare irreversibile» – afferma Luciano Avola, Vicepresidente FEDITALIMPRESE Siracusa.

«Parliamo di imprese che rappresentano l’identità stessa della nostra città, ma che vengono lasciate sole di fronte all’aumento dei costi, al calo dei consumi e a una burocrazia che soffoca chi lavora onestamente. Ogni saracinesca che si abbassa non è solo un fallimento economico, ma una perdita sociale per l’intera comunità».

Avola richiama inoltre l’attenzione su un tema strategico per il futuro: «Se non rendiamo questi settori attrattivi per i giovani, rischiamo di perdere competenze, mestieri e tradizioni che non possono essere recuperati. Servono politiche concrete, non annunci, e un vero confronto con le associazioni di categoria per costruire soluzioni efficaci».

Il nodo dei 13,5 milioni: l’ultima spiaggia

In questo scenario di emergenza, Feditalimprese guarda con estremo scetticismo ma anche con determinazione allo stanziamento regionale di 13,5 milioni di euro destinato alle imprese del commercio.

«Questi fondi devono arrivare immediatamente e senza le consuete trappole burocratiche» – continua Avola. «Non possono essere un miraggio o, peggio, un “aiuto a pioggia” che si disperde nei meandri dei criteri di Irfis FinSicilia. Chiediamo che queste risorse siano lo strumento per un vero rilancio e non l’ennesimo flop di un sistema che non riesce a dialogare con chi sta in trincea ogni giorno».

Le richieste di Feditalimprese

L’associazione non chiede assistenzialismo, ma una strategia di guerra per salvare il territorio:

  1. Misure fiscali di emergenza per le micro-imprese locali.
  2. Accesso al credito garantito e semplificato.
  3. Piani di rigenerazione urbana reali che riportino i flussi nei centri storici.
  4. Tavoli decisionali permanenti con le associazioni di categoria, non più semplici consultazioni formali.

Feditalimprese è pronta alla mobilitazione per difendere chi crea lavoro e valore. Siracusa ha le potenzialità per rialzarsi, ma il tempo delle parole è scaduto: o si cambia rotta ora, o saremo testimoni della fine dell’identità produttiva della nostra città.

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